1. A testa alta (2015), Emmanuelle Bercot

    Senza padre e con madre spiantata e balorda, a 6 anni Malony viene dato in affido per decisione del giudice Florence. Diventa un 16enne caratteriale che ruba auto per divertirsi a fare il pirata della strada. E si ritrova di nuovo di fronte a Florence. Bercot mette in immagini uno script steso a 4 mani con Marcia Romano sul lungo e travagliato percorso di recupero, da parte delle istituzioni, di un ragazzo sbandato, destinato a delinquere.

  2. L'incredibile vita di Timothi Green (2012), Peter Hedges

    Una coppia senza figli seppellisce una scatola in giardino che contiene la lista di tutti quelli che sono i loro desideri e le aspettative riguardo un ipotetico bambino. Quando il bambino arriva veramente lo chiamano Timothy Green ed è un bimbo davvero molto speciale…

  3. Dustbin Baby (2008), Juliet May

    Il film tratto dall'omonimo romanzo di Jacqueline Wilson, è la storia di April , adolescente problematica che è stata abbandonata in un bidone della spazzatura pochi minuti dopo essere venuta alla luce. Il giorno del suo quattordicesimo compleanno, la ragazza ha un duro scontro con la madre adottiva Marion , al termine del quale lascia la casa in cui abita, salta la scuola e senza dire a nessuno dove è diretta si mette alla ricerca della sua vera madre.
    Decisa a scoprire di più sulle sue origini, April ripercorre tappa dopo tappa il suo doloroso passato fatto di assistenti sociali, di orfanotrofi e di un profondo senso di solitudine. Nel frattempo Marion, temendo che la quattordicenne dopo aver trovato la sua vera madre possa abbandonarla per sempre, si mette sulle tracce della figlia adottiva decisa a localizzarla il prima possibile.

  4. Pasta Nera (2011, Documentario), Alessandro Piva

    Nell'immediato dopoguerra l'UDI (Unione Donne Italiane), ha organizzato una rete di aiuti materiali tra il Sud e l'Emilia (principalmente); si trattava dell'"adozione a tempo" di bambini provenienti da zone distrutte dalla guerra (Ciociaria, Campania, Puglia e Basilicata) da parte di famiglie soprattutto emiliane. La connotazione politica iniziale poi si trasforma in un'azione umanitaria tout cort. Va sottolineato il fatto che le famiglie ospitanti non erano affatto agiate e che in molti casi si è trattato di ampliare famiglie già numerose. Immaginate madri che si distaccano dai propri figli perchè costrette dalla fame e figli piccolissimi salire sul treno verso un mondo per loro sconosciuto...100 in un vagone (!). Questi atti di grandissima umanità e di solidarietà sono accaduti in Italia nei primissimi anni del dopoguerra... senza la testimonianza e il lavoro di ricerca di Alessandro Piva confluite in questo documentario non ne saremmo mai venuti a conoscenza. Grande merito dell'autore è indubbiamente l'aver riportato le testimonianze dirette dei protagonisti senza indulgere in facili pietismi ma mostrandone l'aspetto più spontaneo e sincero. Una grande lezione per questi tempi.

  5. Mi chiamo Sam (2001), Jessie Nelson

    Sam Dawson ha il QI di un bambino, ma se la cava come cameriere e soprattutto come padre attento e amoroso di una figlia di sette anni, abbandonata dalla madre subito dopo il parto. Interviene l'assistenza sociale: non sarebbe meglio affidare la bimba a una famiglia normale? Il caso arriva in tribunale dove un'ardente avvocatessa difende con successo le ragioni del cuore. Scritto dalla regista con Kristine Johnson, allunga la lista dei prodotti irrealistici sull'handicap, fondati sull'estorsione: di commozione, compassione, benevolenza, consolazione.

  6. La guerra di Mario (2005), Antonio Capuano

    Mario è un bambino di nove anni che il Tribunale dei Minori ha sottratto alla famiglia perché considerato un bambino difficile. Giulia e Sandro sono una coppia di quarantenni che convivono da due anni, senza figli, che decidono di chiedere in affidamento un bambino. Viene dato loro Mario. Da quel momento la coppia va in crisi. Giulia è favorevole a una crescita del bambino priva di vincoli "educativi" mentre Sandro non riesce ad accettare questo stato di cose. Mario verrà alla fine sottratto alla coppia dal Tribunale ed affidato ad un'altra famiglia. 

  7. The great Gilly Hopkins (2016), Stephen Herek
    Il film racconta la storia di una spiritosa bambina di undici anni che viene trasferita in diverse case-famiglia. Quando finisce nell'abitazione di Maime Trotter, la mamma adottiva più strana che abbia mai incontrato, cerca con difficoltà di trovare una via d'uscita, ma non tutto va secondo i piani.
    Il film è tratto dall'omonima novella per bambini scritta da Katherine Paterson e riunisce insieme un cast straordinario: dalle veterane Kathy Bates e Glenn Close a Bill Cobbs, fino alla giovane Sophie Nélisse e a Julia Stiles.
  8. Con il sole negli occhi (2015), Pupi Avati

    Racconta la storia della fuga dal suo paese in guerra di Marhaba, un bambino siriano alla disperata ricerca dei suoi fratelli in Germania. Lungo il suo cammino che passa anche da Lampedusa il bambino sarà aiutato da un avvocato (Laura Morante), una donna sola che nell'incontro con il piccolo profugo "con il sole negli occhi", ritroverà il senso della sua esistenza.

  9. Il ragazzo con la bicicletta (2011), Jean-Pierre e Luc Dardenne

    Cyril ha quasi dodici anni e una sola idea fissa: ritrovare il padre che lo ha lasciato temporaneamente in un centro di accoglienza per l'infanzia. Incontra per caso Samantha, che ha un negozio da parrucchiera e che accetta di tenerlo con sé durante i fine settimana. Cyril non è del tutto consapevole dell'affetto di Samantha, un affetto di cui ha però un disperato bisogno per placare la sua rabbia.

  10. Non è ancora domani (La pivellina) (2009), Tizza Covi, Rainer Frimmel

    Abbandonata in un parco, Asia, una bambina di due anni viene trovata da Patti, una donna che vive insieme al marito in una roulotte a San Basilio, alla periferia di Roma, all'interno di una comunità di circensi. Con l'aiuto di Tairo, un ragazzino loro vicino di casa, Patti inizia a cercare la madre della bambina e, nel frattempo, le dona affetto e una nuova casa.

  11. Bambini nascosti (2006), Catti Edfeldt e Ylva Gustavsson

    Amina nove anni, e suo nonno vivono in Svezia senza permesso di soggiorno. Sono profughi, unici sopravvissuti del proprio nucleo familiare, provengono infatti da un Paese africano in guerra. Sono costretti a cambiare spesso alloggio e a nascondersi, aiutati dalla solidarietà di persone disponibili. I loro tentativi di ottenere il permesso di soggiorno sono andati a vuoto. Sono legatissimi, vivono uno per l'altra. Si trasferiscono nella casa di un musicista rock Johan che si mantiene lavorando come lavapiatti in un ristorante. Quando il nonno viene a mancare è il giovane musicista a prendersi cura di Amina. La bambina ama la musica ed il canto che diventa la sua valvola di sfogo. Dovrebbe trovare una famiglia che l'accolga, ma non vuole separarsi da Johan, ormai suo unico punto di riferimento e che si adopererà per diventare il suo genitore adottivo.

  12. Le choristes (2004), Christophe Barratie

  13. L’estae di Kikujiro (1999), Kitano Takeshi

  14. Preferisco il rumore del mare (1999), Mimmo Calopresti

  15. Central do Brasil (1998), Walter Salles

  16. Bashù e il piccolo straniero (1998), Bahram Beizai

  17. Matilda sei mitica (1996), Danny De Vito

  18. Kolya (1996), Jan Sverak

  19. Il ladro di bambini (1992), Gianni Amelio

  20. La storia di Leo (2004, Animazione), Mario Cambi

  21. In nome di Maria (2007), Franco Daferia

  22. Il dolce rumore della vita (1999), Giuseppe Bertolucci

  23. Le avventure di Oliver Twist (2005), Roman Polanski

  24. Il monello (1921), Charles Chaplin

  25. La regina degli scacchi (2002), Claudia Florio

  26. La musica nel cuore – Agust Rush (2006), Kirsten Sheridan

  27. Benvenuti a Sarajevo (1997), Michael Winterbottom

  28. Vai e vivrai (2005), Radu Mihaileanu

  29. Anche libero va bene (2006), Kim Rossi Stuart

  30. Arrivederci ragazzi (1987), Louis Malle

  31. La mia casa è la tua (film – documentario), Emmanuel Exitu.
    Il film racconta “in presa diretta” l’esperienza di alcune famiglie dell’associazione Famiglie per l’Accoglienza e si pone come una provocazione culturale positiva sul tema dell’accoglienza e della famiglia. Le diverse esperienze raccontate dalle famiglie protagoniste del film esprimono la positività e l’umanità di un percorso di accoglienza, spesso non privo di fatiche e difficoltà, che è possibile per tutti, per qualsiasi famiglia “normale”. Il film è stato realizzato dal regista Emmanuel Exitu, su iniziativa di Famiglie per l’Accoglienza, associazione che raccoglie a livello nazionale 3.500 famiglie impegnate nell’affido e nell’adozione.

  32. L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza (2006), Cao Hamburger

  33. Quando sei nato non puoi più nasconderti (2005), Marco Tullio Giordana

  34. Sopravvivere con i lupi (2007), Vera Belmont

  35. Voltati Eugenio (1980), Luigi Comencini

  36. La guerra di Mario (2005), Antonio Capuano

  37. La gabbianella e il gatto (1998, Animazione), Enzo Dalò

  38. Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano (2003), François Dupeyron

  39. Questa è la vita (2006), Gian Paolo Cugno

  40. Lion – La strada verso casa (2016), Garth Davis.

    Il film racconta l'incredibile storia vera di Saroo, un bambino di Madras in India che a 5 anni finisce sul treno sbagliato e si perde a Calcutta. Viene ritrovato dalle autorità ma non riesce a spiegare il suo luogo di provenienza, ha soltanto in mente l'immagine della stazione dalla quale era partito. Viene quindi adottato da una coppia australiana. Molti anni dopo, ormai adulto, decide utilizzando Google Earth, di analizzare una per una tutte le stazioni ferroviarie dell'India finché non riesce a trovare quella giusta e a ricongiungersi con la famiglia di origine in un emozionante finale. Tutta la prima parte, che vede protagonista il piccolo Sunny Pawar, ha un che di magnetico. Si resta incollati alla forza d'animo del bambino, al suo sguardo attento, al suo cuore gonfio, mentre viene catapultato suo malgrado dal nulla della casa d'origine alla vastità della megalopoli e della sua disumanità. Davis racconta bene come lo sguardo di Saroo si aggrappa a quello degli altri bambini, in cerca di una fratellanza, sullo sfondo di un mondo adulto ambiguo se non meschino. Lion è perciò un oggetto particolare, un film "da Oscar" che dei film "da Oscar" evita più o meno tutti i soliti difetti. Un grande narrazione a lieto fine, sì, ma nel quale il risarcimento emotivo non è completo e lascia dietro di sé e nello spettatore degli strascichi forse non contemplati; un film in cui le immancabili "rimonte" di sceneggiatura, tipiche del genere, sono gestite con eleganza non comune, senza che quasi che ne accorgiamo, e così il destino di Saroo è raccontato come una storia nella storia, quella di un cucchiaio immaginario che diventa un reale e anglofono "spoon" e del quale si deve liberare, tornando ad usare il naan, il pane indiano, come un cucchiaio, per poter tornare a toccare il proprio sé. L'India stessa, infine, non è quella povera ma colorata e pop di Danny Boyle, è più vera o per lo meno credibile.

 

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