1. A testa alta (2015), Emmanuelle Bercot

    Senza padre e con madre spiantata e balorda, a 6 anni Malony viene dato in affido per decisione del giudice Florence. Diventa un 16enne caratteriale che ruba auto per divertirsi a fare il pirata della strada. E si ritrova di nuovo di fronte a Florence. Bercot mette in immagini uno script steso a 4 mani con Marcia Romano sul lungo e travagliato percorso di recupero, da parte delle istituzioni, di un ragazzo sbandato, destinato a delinquere.

  2. L'incredibile vita di Timothi Green (2012), Peter Hedges

    Una coppia senza figli seppellisce una scatola in giardino che contiene la lista di tutti quelli che sono i loro desideri e le aspettative riguardo un ipotetico bambino. Quando il bambino arriva veramente lo chiamano Timothy Green ed è un bimbo davvero molto speciale…

  3. Dustbin Baby (2008), Juliet May

    Il film tratto dall'omonimo romanzo di Jacqueline Wilson, è la storia di April , adolescente problematica che è stata abbandonata in un bidone della spazzatura pochi minuti dopo essere venuta alla luce. Il giorno del suo quattordicesimo compleanno, la ragazza ha un duro scontro con la madre adottiva Marion , al termine del quale lascia la casa in cui abita, salta la scuola e senza dire a nessuno dove è diretta si mette alla ricerca della sua vera madre.
    Decisa a scoprire di più sulle sue origini, April ripercorre tappa dopo tappa il suo doloroso passato fatto di assistenti sociali, di orfanotrofi e di un profondo senso di solitudine. Nel frattempo Marion, temendo che la quattordicenne dopo aver trovato la sua vera madre possa abbandonarla per sempre, si mette sulle tracce della figlia adottiva decisa a localizzarla il prima possibile.

  4. Pasta Nera (2011, Documentario), Alessandro Piva

    Nell'immediato dopoguerra l'UDI (Unione Donne Italiane), ha organizzato una rete di aiuti materiali tra il Sud e l'Emilia (principalmente); si trattava dell'"adozione a tempo" di bambini provenienti da zone distrutte dalla guerra (Ciociaria, Campania, Puglia e Basilicata) da parte di famiglie soprattutto emiliane. La connotazione politica iniziale poi si trasforma in un'azione umanitaria tout cort. Va sottolineato il fatto che le famiglie ospitanti non erano affatto agiate e che in molti casi si è trattato di ampliare famiglie già numerose. Immaginate madri che si distaccano dai propri figli perchè costrette dalla fame e figli piccolissimi salire sul treno verso un mondo per loro sconosciuto...100 in un vagone (!). Questi atti di grandissima umanità e di solidarietà sono accaduti in Italia nei primissimi anni del dopoguerra... senza la testimonianza e il lavoro di ricerca di Alessandro Piva confluite in questo documentario non ne saremmo mai venuti a conoscenza. Grande merito dell'autore è indubbiamente l'aver riportato le testimonianze dirette dei protagonisti senza indulgere in facili pietismi ma mostrandone l'aspetto più spontaneo e sincero. Una grande lezione per questi tempi.

  5. Mi chiamo Sam (2001), Jessie Nelson

    Sam Dawson ha il QI di un bambino, ma se la cava come cameriere e soprattutto come padre attento e amoroso di una figlia di sette anni, abbandonata dalla madre subito dopo il parto. Interviene l'assistenza sociale: non sarebbe meglio affidare la bimba a una famiglia normale? Il caso arriva in tribunale dove un'ardente avvocatessa difende con successo le ragioni del cuore. Scritto dalla regista con Kristine Johnson, allunga la lista dei prodotti irrealistici sull'handicap, fondati sull'estorsione: di commozione, compassione, benevolenza, consolazione.

  6. La guerra di Mario (2005), Antonio Capuano

    Mario è un bambino di nove anni che il Tribunale dei Minori ha sottratto alla famiglia perché considerato un bambino difficile. Giulia e Sandro sono una coppia di quarantenni che convivono da due anni, senza figli, che decidono di chiedere in affidamento un bambino. Viene dato loro Mario. Da quel momento la coppia va in crisi. Giulia è favorevole a una crescita del bambino priva di vincoli "educativi" mentre Sandro non riesce ad accettare questo stato di cose. Mario verrà alla fine sottratto alla coppia dal Tribunale ed affidato ad un'altra famiglia. 

  7. The great Gilly Hopkins (2016), Stephen Herek
    Il film racconta la storia di una spiritosa bambina di undici anni che viene trasferita in diverse case-famiglia. Quando finisce nell'abitazione di Maime Trotter, la mamma adottiva più strana che abbia mai incontrato, cerca con difficoltà di trovare una via d'uscita, ma non tutto va secondo i piani.
    Il film è tratto dall'omonima novella per bambini scritta da Katherine Paterson e riunisce insieme un cast straordinario: dalle veterane Kathy Bates e Glenn Close a Bill Cobbs, fino alla giovane Sophie Nélisse e a Julia Stiles.
  8. Con il sole negli occhi (2015), Pupi Avati

    Racconta la storia della fuga dal suo paese in guerra di Marhaba, un bambino siriano alla disperata ricerca dei suoi fratelli in Germania. Lungo il suo cammino che passa anche da Lampedusa il bambino sarà aiutato da un avvocato (Laura Morante), una donna sola che nell'incontro con il piccolo profugo "con il sole negli occhi", ritroverà il senso della sua esistenza.

  9. Il ragazzo con la bicicletta (2011), Jean-Pierre e Luc Dardenne

    Cyril ha quasi dodici anni e una sola idea fissa: ritrovare il padre che lo ha lasciato temporaneamente in un centro di accoglienza per l'infanzia. Incontra per caso Samantha, che ha un negozio da parrucchiera e che accetta di tenerlo con sé durante i fine settimana. Cyril non è del tutto consapevole dell'affetto di Samantha, un affetto di cui ha però un disperato bisogno per placare la sua rabbia.

  10. Non è ancora domani (La pivellina) (2009), Tizza Covi, Rainer Frimmel

    Abbandonata in un parco, Asia, una bambina di due anni viene trovata da Patti, una donna che vive insieme al marito in una roulotte a San Basilio, alla periferia di Roma, all'interno di una comunità di circensi. Con l'aiuto di Tairo, un ragazzino loro vicino di casa, Patti inizia a cercare la madre della bambina e, nel frattempo, le dona affetto e una nuova casa.

  11. Bambini nascosti (2006), Catti Edfeldt e Ylva Gustavsson

    Amina nove anni, e suo nonno vivono in Svezia senza permesso di soggiorno. Sono profughi, unici sopravvissuti del proprio nucleo familiare, provengono infatti da un Paese africano in guerra. Sono costretti a cambiare spesso alloggio e a nascondersi, aiutati dalla solidarietà di persone disponibili. I loro tentativi di ottenere il permesso di soggiorno sono andati a vuoto. Sono legatissimi, vivono uno per l'altra. Si trasferiscono nella casa di un musicista rock Johan che si mantiene lavorando come lavapiatti in un ristorante. Quando il nonno viene a mancare è il giovane musicista a prendersi cura di Amina. La bambina ama la musica ed il canto che diventa la sua valvola di sfogo. Dovrebbe trovare una famiglia che l'accolga, ma non vuole separarsi da Johan, ormai suo unico punto di riferimento e che si adopererà per diventare il suo genitore adottivo.

  12. Le choristes - I ragazzi del coro (2004), Christophe Barratie

    Nel 1949 Clément Mathieu, un insegnante di musica disoccupato, trova lavoro in un istituto di rieducazione per minorenni. Qui l'uomo si scontra con la dura condizione in cui vivono i ragazzi e con il metodo educativo, particolarmente repressivo, di Rachin, il direttore. Uno dei ragazzi, tra i più difficili e ribelli, ha una voce angelica e cominciando da lui, Mathieu cerca di cambiare la loro vita attraverso la magia della musica...

  13. L’estae di Kikujiro (1999), Kitano Takeshi

    D'estate, a scuola chiusa, con la scorta di Kikujiro (Kitano), sfaticato yakuza di periferia, Masao (Sekiguchi), di nove anni, lascia Tokyo e la nonna lavoratrice per andare, a piedi, dalla madre che non conosce e che abita in riva al mare. Il grande insegna al piccolo che la realtà può avere risvolti di magia e impara da lui un po' di gentilezza. Tanto per cambiare, Kitano fa un film a colori di pastello, una luminosa, squilibrata e decontratta commedia di strada, piena di risvolti surreali e di trucchi alla Méliès, imperniata sul tema polimorfico del gioco. Ha la semplicità sorridente di un libro illustrato per bambini. Anche se ancorato alla realtà. È un film da scuola di cinema per far vedere in che misura sia riconoscibile lo stile di un cineasta-autore, qualunque cosa faccia. Kikujiro è il nome del padre del regista.

  14. Preferisco il rumore del mare (1999), Mimmo Calopresti

    Tornato a Torino dopo una vacanza nel suo paese natale in Calabria, Luigi, dirigente affermato, non riesce a togliersi dalla mente Rosario, un ragazzo conosciuto al cimitero del paese, dove è sepolta la madre, vittima di una faida, mentre il padre è in carcere. Rosario, quindici anni, è silenzioso, composto, scontroso e solitario. Luigi, separato dalla moglie, ha un figlio della stessa età, Matteo, che, all'opposto, è svogliato, dispersivo, inconcludente e sfoga la sua insoddisfazione dipingendo e ascoltando musica. Luigi si rivolge a don Lorenzo, un sacerdote che gestisce una comunità per giovani disagiati e, con il suo aiuto, fa arrivare Rosario a Torino. Qui il ragazzo, che ha un forte sentimento religioso, entra nella vita della comunità, lavora in biblioteca, serve la Messa. Luigi fa incontrare Rosario e Matteo. Tra i due c'è all'inizio una inevitabile distanza e quando finalmente iniziano a prendere confidenza, alcuni episodi scavano profonde incomprensioni tra i due ragazzi. Luigi giorno dopo giorno trasforma Rosario nel bersaglio delle proprie difficoltà emotive, accusandolo di abusare della sua fiducia. La notte dell'ultimo dell'anno Rosario è in comunità con gli altri, Luigi è da solo, mentre Matteo va a una festa dove rimarrà per poco tempo. All'improvviso, a casa, avverte un vuoto che lo porta a tentare il suicidio. Luigi e Rosario si incontreranno proprio sulla porta di casa per soccorrerlo, ma ancora una volta non riusciranno a capirsi...

  15. Central do Brasil (1998), Walter Salles

    Dora, ex insegnante e nubile, si è inventata un nuovo lavoro: scrive lettere per conto dei tanti analfabeti che si riversano ogni giorno nella principale stazione di Rio de Janeiro. Tra i clienti capitano la giovane Ana e suo figlio Josuè di nove anni. Ana vuol far incontrare il figlio con il padre, che non ha mai conosciuto e che vive in una zona sperduta del Brasile nord-orientale. Quando esce dalla stazione, Ana viene investita da un autobus e muore. Josuè rimane solo, Dora lo avvicina e pensa di trarne profitto, vendendolo ad un mercante d'infanzia. Ma poi capisce l'errore, torna a riprenderlo e, a quel punto, decide di accompagnarlo al paese del padre. Su mezzi di trasporto precari e di fortuna, i due attraversano territori sconosciuti, fanno conoscenze, rimangono senza soldi, superano momenti di tristezza, si trovano coinvolti in riti e processioni religiose, arrivano nel paese indicato: il padre è disperso, ma al posto suo, Josuè trova due fratelli, una famiglia nuova e, soprattutto, il valore di un'esperienza affettiva che non potrà più dimenticare.

  16. Bashù e il piccolo straniero (1998), Bahram Beizai

    Durante un furioso bombardamento aereo della guerra Iraq-Iran, il piccolo Bashù si ritrova orfano e in fuga. Salito su di un camion finisce in una lontana campagna del Nord Iraniano, dove lo accoglie e sfama Naìi, una giovane donna che si occupa del proprio pezzo di terra e di due bambini, essendo il marito partito per andare altrove in cerca di lavoro. Il ragazzetto è ancora terrorizzato e traumatizzato, soprattutto per il ricordo e la visione della madre arsa viva; egli non parla (la donna lo crede muto), i vicini lo considerano troppo scuro di pelle per essere buono e criticano Naìi che si è messa in testa di sfamare e tenere in casa quello sconosciuto randagio, che non può che portare guai. Ma Naìi è una donna fiera, forte e generosa e poi, poco a poco, il piccolo ospite si fa meno selvatico e comincia ad aiutarla in cascina, sul campo ed al mercato. Lei accenna al ragazzo nelle lettere che fa scrivere al marito; lo assiste quando un giorno sta male; lo ripesca nel fiume una volta che è fuggito e vi è caduto dentro e gli compra al mercato una bella camicia nuova. Ormai il ruvido Bashù si è ammansito e ha perfino fatto pace con i suoi coetanei, figli dei vicini, che lo avevano accolto con mille sberleffi. Ora per la donna, Bashù è come un figlio e lo capisce il marito che torna a casa, dopo tentativi falliti e con un braccio in meno per un incidente sul lavoro. Si ritrovano così in cinque e per sopravvivere ci sarà da sgobbare: tutto fa pensare che ce la faranno.

  17. Matilda sei mitica (1996), Danny De Vito

    Da un romanzo di Roald Dahl. Afflitta da genitori (DeVito e Perlman) gretti, stupidi e affaccendati e da una preside (Ferris) dispotica, Matilda (Wilson), ragazzina di vispa intelligenza, fa amicizia con una insegnante (Davidtz) comprensiva e si scopre in possesso di facoltà telecinetiche con cui farà strada. La storia ha perduto buona parte della magia di Dahl, ma l'energia positiva che si sprigiona dalla piccola protagonista e la cattiveria antiborghese si fanno sentire. De Vito regista si sfoga col ritratto dell'odiosa preside Trunchbull.

  18. Kolya (1996), Jan Sverak

    Louka, un violoncellista di talento di cinquantacinque anni, scapolo convinto, accetta di sposare per finta una ragazza russa scappata da Mosca, che però inaspettatamente gli lascia "in eredità" il figlioletto di cinque anni. Tra i due, è ovvio, non nasce certo la simpatia, ma poi con il passare dei giorni, Louka imparerà a crescere come uomo, scoprendo nella "paternità" una nuova e più serena dimensione di vita. Il tutto sullo sfondo della fine del regime comunista a Praga nel 1988.

  19. Il ladro di bambini (1992), Gianni Amelio

    Una donna viene accusata di prostituire la figlia adolescente. Due carabinieri devono condurla in un orfanotrofio insieme al suo fratellino. Uno dei due agenti è una brava persona e si lascia coinvolgere. Alla fine dovrà persino difendersi dall'accusa di aver rapito i bambini. Un film che ha sollevato grande dialettica e ha vinto una quantità di premi: Gran Premio speciale della giuria di Cannes e cinque David di Donatello. Si è parlato di sapori antichi: De Sica, Rossellini e persino di certe atmosfere alla Antonioni. Si è un po' esagerato.

  20. La storia di Leo (2004, Animazione), Mario Cambi

    La delicata storia di Leo Azzannaossi, un leone solitario e vegetariano, che per caso aiuta un'elefantessa vedova a mettere al modo due piccoli con le code intrecciate. Il problema dei cuccioli 'diversi' e la solitudine cui sono stati condannati dai loro simili, unisce i due animali adulti e li porta a creare una strana e felicissima famiglia.

  21. In nome di Maria (2007), Franco Daferia

    Soggiorni terapeutici per bambini delle zone ancora contaminate dalla radioattività post-Chernobyl con l'intenzione di dare loro una speranza di recupero. Con questo scopo Maria, una bambina bielorussa di 8 anni, arriva in Italia ospite dei coniugi Parodi. A pochi giorni dal suo ritorno in patria, la bambina sparisce e, per 18 giorni, la famiglia affidataria, con il pretesto che Maria ha subito violenze nel paese di origine, è ferma nella decisione di non svelare dov'è stata nascosta. L'Italia è nel caos. Il Paese è diviso tra chi condanna il comportamento sconsiderato dei coniugi e chi attacca l'atteggiamento duro dello stato ex-sovietico. Per riuscire a riottenere la custodia della bambina, subito rimpatriata, i Parodi si affidano a Monsignor Carminati, vescovo della loro città, che incarica Don Vittorio di partire immediatamente per andare a cercare Maria e tracce di marcio, affinché i coniugi possano riaprire il caso e fare in modo di riportare la piccola in Italia.

  22. Il dolce rumore della vita (1999), Giuseppe Bertolucci

    Alla vigilia del saggio di fine corso, Sofia, giovane allieva in una scuola di recitazione, scopre che Bruno, il maestro di cui è innamorata, è omosessuale. Delusa, scappa e prende un treno per tornare al nord, in famiglia. Durante la notte vede del sangue sulla porta della toilette, trova un neonato abbandonato: fuori, nella piccola stazione, una ragazza si allontana di corsa. Sofia non fa a tempo a raggiungerla. Decide allora di tenere il bambino come se fosse figlio suo, dicendo a tutti che il padre è morto. Cinque anni dopo, Sofia recita per le scuole in una compagnia di sole donne. Il bambino è con lei, si chiama Bruno e la chiama mamma. Nello stesso teatro, la sera, arriva il maestro Bruno. I due si incontrano e Sofia, come sottile vendetta, gli fa balenare il sospetto che quel ragazzino possa essere frutto della loro relazione. Passano dieci anni. Sofia, attrice ormai famosa, si cimenta a teatro. In camerino Bruno, quindicenne, crede di riconoscere suo padre nell'intervista ad un uomo malato terminale di Aids. La conferma arriva, quando l'intervistato dice di avere un solo rimpianto: non aver potuto offrire l'amore dovuto al figlio che non ha mai visto. Bruno ha una reazione violenta, vuole sapere dalla madre la verità. Di notte in un bar, Lolita, la giovane proprietaria, racconta a Sofia la storia di un figlio abbandonato anni prima. E' la vera madre e, stavolta, Bruno capisce. Allora a sua volta, ripete a Sofia tutto lo svolgimento dei fatti, come se si parlasse di altre persone. Il castello di bugie costruito da Sofia in tanti anni forse sta per crollare.

  23. Le avventure di Oliver Twist (2005), Roman Polanski

    In una notte di tempesta, una giovane donna sconosciuta mette al mondo un bimbo in un ospizio e muore. Allevato con molti altri trovatelli, il piccolo, cui è stato imposto il nome di Oliver Twist, viene messo a lavorare presso un fabbricante di bare. Maltrattato e percosso, Oliver scappa, a piedi, a Londra. Qui incontra altri ragazzi: sono dei ladruncoli che fanno capo ad un vecchio ebreo. Benché innocente, Oliver viene arrestato, mentre i ladruncoli riescono a fuggire. Liberato in seguito ad una testimonianza favorevole, viene accolto in casa da un vecchio signore facoltoso...

  24. Il monello (1921), Charles Chaplin

    Charlot, povero vetraio, raccoglie e alleva un bimbetto abbandonato dalla madre, vittima di un seduttore. Per aiutare il padre adottivo, il monello rompe i vetri. Poi torna la madre, diventata ricca, e lo riprende. 1° lungometraggio di Chaplin, largamente autobiografico per quel che riguarda la sua infanzia povera nei quartieri popolari di Londra. Nella sua miscela di patetico e di comico (anche grottesco) quante generazioni di bambini ha fatto ridere e piangere? La sequenza del sogno è risolta da Chaplin in un incantevole stile naïf dai trucchi artigianali. Tenero, umoristico, realistico, lirico. Esordio del piccolo Coogan. Un successo che dura da 90 anni.

  25. La regina degli scacchi (2002), Claudia Florio

  26. La musica nel cuore – Agust Rush (2006), Kirsten Sheridan

    Un orfano dallo straordinario talento musicale si ritrova a esibirsi per le strade di New York in compagnia di un uomo misterioso che si prende cura di lui. Ritrovare i suoi genitori è il suo principale obiettivo.

  27. Benvenuti a Sarajevo (1997), Michael Winterbottom

    Il reporter inglese Michael Henderson si trova a Sarajevo per una nuova cronaca di guerra. Siamo nel 1992, all'inizio dell'assedio della città. I giornalisti la sera si ritrovano al bar dell'albergo per raccontarsi, in un clima di paura ma anche di inevitabile rivalità professionale, le reciproche esperienze. Un giorno Henderson e il collega americano Flynn scoprono uno dei campi di concentramento organizzati dai serbo-bosniaci. Poi è la volta delle stragi di civili in coda per la distribuzione del pane. Durante la visita ad un orfanotrofio sotto il fuoco nemico Henderson sente il bisogno di fare qualcosa di più concreto e promette ad una bambina, Emira, di portarla lontano dalla guerra. Quando un convoglio di aiuti umanitari guidato dall'americana Nina si offre di mettere in salvo alcuni bambini, Henderson decide di portare Emira in Inghilterra. Sembra tutto risolto, quando la mamma pretende di riaverla indietro. Henderson torna a Sarajevo e riesce a convincere la madre. Intanto in città qualcuno riesce ad organizzare un piccolo concerto, sfidando il pericolo, in favore della pace.

  28. Vai e vivrai (2005), Radu Mihaileanu

    Etiopia. Grazie all'iniziativa dello stato di Israele e degli Stati Uniti, una vasta azione è organizzata dal 20 novembre 1984 al 4 gennaio 1985 per portare in Israele migliaia di ebrei etiopi (i Falashas). Una madre etiope non-ebrea spinge suo figlio a dichiararsi ebreo per salvarlo dalla carestia e della morte, mentre in realtà nessuno dei due è un discendente del popolo d'Israele. Dichiarato orfano, è adottato da una famiglia francese sefardita che vive a Tel-Aviv. Cresce con la paura che qualcuno scopra il suo segreto e le sue menzogne: né ebreo, né orfano, solo nero. Conoscerà l'amore, il giudaismo e la cultura occidentale ma anche il razzismo e la guerra nei territori occupati. Diventerà ebreo - israeliano - francese - tunisino, senza mai dimenticare sua vera madre e quello che è veramente: un etiope scampato alla morte.

  29. Anche libero va bene (2006), Kim Rossi Stuart

    Tommi, un ragazzino di undici anni, vive a Roma, con la sorella Viola, poco più grande di lui, e il padre Renato. Nonostante l’assenza di una figura materna, i tre riescono ad andare avanti superando difficoltà di vario genere, affrontandole sempre con spirito di gruppo e ironia. Il ritorno improvviso di Stefania, la madre, che scopriamo avere più volte abbandonato la famiglia scomparendo nel nulla, riapre laceranti conflitti e ferite antiche.

  30. Arrivederci ragazzi (1987), Louis Malle

    A Parigi nel 1944, l'undicenne Julien Quentin ed il fratello François salutano la madre, costretta a separarsi da loro a causa della guerra e della situazione che in città sta diventando sempre più critica. Il piccolo è particolarmente affezionato alla giovane donna e soffre per questo distacco. I due fratelli arrivano nel collegio di gesuiti dove giungono anche altri ragazzi benestanti ed incoscienti: in breve tutti riprendono la vita spensierata di allievi più o meno studiosi. Fra loro vengono inseriti dal rettore, padre Jean, tre ragazzi un po’ più grandi, uno dei quali, Jean Bonnet, timido, misterioso, molto sensibile, attira subito la curiosità di Julien, che è un pò il leader del gruppo. I ragazzi si fanno dispetti, nutrono antipatie più o meno palesi, avvertono i primi turbamenti della pubertà. Gli insegnanti cercano di essere abbastanza comprensivi e fanno del loro meglio per educare cristianamente gli studenti. Tra Julien e Jean nasce pian piano una profonda amicizia: il primo insegna all'altro trucchi nei giochi e lo inserisce a pieno titolo nel gruppo dei compagni; il secondo, più dotato ed intelligente, gli mostra come sia facile suonare il piano e gli presta degli interessanti libri. Intanto la vita al collegio scorre normalmente: si proiettano film divertenti, si va a fare la doccia ai bagni municipali, si fanno scherzi più o meno gradevoli. Purtroppo il cibo inizia a scarseggiare, il freddo si fa sentire, incominciano le retate nei locali pubblici, i bombardamenti sono sempre più frequenti e i ragazzi e gli insegnanti sono costretti ad andare nei rifugi oscuri, umidi e maleodoranti. Julien capisce che il suo amico Jean non è cattolico come lui ma ebreo e il suo vero nome è un altro; si rende conto poi, gradatamente, di cosa vuol dire essere ebreo e dei pericoli che corre il suo compagno e tutti coloro che lo proteggono. Nel collegio lavora come sguattero Joseph, un ragazzo zoppo che si arrangia a guadagnare qualche extra facendo mercato nero. Ma viene scoperto e licenziato: questi per vendetta denuncia alla Gestapo la presenza dei tre ragazzi ebrei nella scuola. I tedeschi fanno quindi irruzione nell'istituto e perquisiscono ogni angolo. Panico, terrore, sgomento sono nell'animo di ognuno. Infine vengono catturati i tre ragazzi e il rettore che li aveva nascosti. Julien capisce ora l'orrore e le aberrazioni di quel tragico momento storico: in modo traumatico il fanciullo cessa di essere bambino per diventare un adulto consapevole del male che gli uomini possono fare ai propri simili in una circostanza drammatica quale è appunto la guerra.

  31. La mia casa è la tua (film – documentario), Emmanuel Exitu.

    Il film racconta “in presa diretta” l’esperienza di alcune famiglie dell’associazione Famiglie per l’Accoglienza e si pone come una provocazione culturale positiva sul tema dell’accoglienza e della famiglia. Le diverse esperienze raccontate dalle famiglie protagoniste del film esprimono la positività e l’umanità di un percorso di accoglienza, spesso non privo di fatiche e difficoltà, che è possibile per tutti, per qualsiasi famiglia “normale”. Il film è stato realizzato dal regista Emmanuel Exitu, su iniziativa di Famiglie per l’Accoglienza, associazione che raccoglie a livello nazionale 3.500 famiglie impegnate nell’affido e nell’adozione.

  32. L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza (2006), Cao Hamburger

    Nel 1970 il Brasile e il mondo intero sembrano essere sconvolti, ma la maggiore preoccupazione nella mente del dodicenne Mauro, un ragazzino medio borghese di padre ebreo e madre cattolica, non ha niente a che vedere con la proliferazione delle dittature militari in Sud America o con la guerra in Vietnam. Il suo sogno più grande è vedere il Brasile diventare per la terza volta vincitore della Coppa del Mondo. Mauro si trova in quel momento della vita in cui si passa dall'infanzia all'adolescenza. I genitori, militanti di sinistra, costretti a vivere in clandestinità, si trovano costretti per un periodo ad affidare il figlio al nonno Mòtel, al quale però è accaduto qualcosa di inaspettato. Il ragazzino rimane solo senza avere la possibilità di informare i suoi genitori. E' il vicino di suo nonno, Shlomo, un vecchio ebreo solitario impiegato nella sinagoga locale, che finisce per prendersi cura di Mauro. Questa convivenza inaspettata svela ad entrambi un mondo fino ad allora sconosciuto. Mentre aspetta con ansia la telefonata dei genitori, Mauro ripercorre, in un certo senso, la storia dei suoi nonni - ebrei immigranti - alle prese con una realtà del tutto nuova. Oltre a Shlomo, incontra la piccola e irriverente Hanna, dotata di un promettente talento nelle scommesse e negli affari; la giovane Irene, che infiamma l'immaginazione di tutti i ragazzi del quartiere; il Rabbino, un accanito tifoso dei Corinthian; Italo, il figlio di un italiano coinvolto nelle manifestazioni studentesche; Edgar, il portiere mulatto della squadra di calcio locale, e molti altri. Con i suoi nuovi amici, Mauro condivide, tra le tante cose, la passione per il calcio, le prime scoperte sessuali e il desiderio di riconquistare la felicità soffocata dalla dittatura.

  33. Quando sei nato non puoi più nasconderti (2005), Marco Tullio Giordana

    Sandro ha dodici anni e una vita spensierata in una piccola cittadina di provincia. Un giorno, durante un viaggio in barca nel Mediterraneo con il padre, cade in acqua e non riescono a raggiungerlo prima che sparisca tra le onde. Viene ripescato da uno scafo su cui sono imbarcati dei clandestini che fanno rotta verso l'Italia, sperando in una vita migliore e nel miraggio di un lavoro per poter mantenere le loro famiglie. Tra gli emigranti ci sono due fratelli rumeni, Radu e Alina. Hanno la stessa età di Sandro e tra i tre ragazzi si stringe un rapporto che somiglia sempre più ad un'amicizia, nonostante le diversità e la lingua diversa. Sandro si sente vicino a loro, e soprattutto ad Alina, così bella ai suoi occhi di adolescente. È l'età adulta che irrompe nella sua vita, mostrandogli lo squallore e la crudezza della realtà e costringendolo a guardare il mondo con occhi diversi...

  34. Sopravvivere con i lupi (2007), Vera Belmont

    Maggio 1940, i Tedeschi invadono il Belgio. Misha ha sei anni ed è ebrea. Un anno dopo, i suoi genitori vengono arrestati e deportati ma riescono a salvare la bambina, nascondendola presso una famiglia di cattolici. Pur evitando la deportazione, la famiglia adottiva fa patire a Misha ogni sorta di privazioni e di umiliazioni. Così la piccola decide di fuggire alla ricerca dei suoi genitori. Germania, Polonia, Ucraina, da un villaggio all'altro, rubando e nascondendosi, Misha riesce a sopravvivere e a percorrere più di tremila chilometri a piedi. Nella foresta tedesca viene adottata da una coppia di lupi, al cui comportamento si adatta immediatamente, fino a diventare parte del branco. Per la prima volta in molti anni non deve più patire la fame ed è circondata dall'affetto.

  35. Voltati Eugenio (1980), Luigi Comencini

    Fernanda e Giancarlo, che si sono conosciuti durante le rivoluzioni studentesche del '68, hanno avuto un figlio che, sfumate le euforie politiche e iniziate le difficoltà della vita, diviene un peso per la coppia sulla strada della dissoluzione. Eugenio, di conseguenza, cresce quasi come un trovatello, a volte con il padre e più raramente con la madre. In tal modo vede e giudica con molta semplicità la loro condotta: Giancarlo si lega a Milena, mentre Fernanda, nel periodo che passa in Spagna, non rifiuta partner occasionali. Eugenio fa amicizia con il piccolo Guerrino, un ragazzino di borgata che, povero e appartenente a una famiglia numerosa, è abituato alla durezza della vita e si procura i soldi con cento espedienti. Sballottato tra parenti paterni o materni, tra amici di genitori, il bambino di dieci anni ha trascorso la maggior parte della sua infanzia presso i nonni materni, Eugenio (di cui ha ereditato il nome) e Anna. Ma anche per loro è diventato scomodo e, nell'imminenza di un viaggio in Inghilterra, Giancarlo manda l'amico Baffo a prendere Eugenio che vorrebbe portare con sé. Il fanciullo, stanco di essere trattato come un oggetto, dà fastidio a Baffo e questi, con il cinismo che gli deriva dalla professione di redattore capo del foglio politico scandalistico "L'oca", lo punisce lasciandolo solo in piena campagna. La circostanza fa accorrere genitori, nonni e conoscenti. Dopo una giornata di inutili ricerche, Eugenio viene segnalato presso una cascina ove ha assistito alla nascita di un vitellino. Tutti accorrono, ma nessuno, dopo i primi entusiasmi, si dimostra entusiasta e disposto a prendere Eugenio. Questi, mentre i grandi discutono, si allontana accompagnato finalmente da un fedele amichetto, un cane.

  36. La guerra di Mario (2005), Antonio Capuano

    Mario, un bambino di nove anni, viene sottratto alla sua famiglia dal Tribunale dei Minori che vuole difenderlo da abusi e maltrattamenti. Viene affidato provvisoriamente ad una coppia di quarantenni non sposati appartenenti all'alta borghesia, Giulia e Sandro, che da tempo stavano cercando di adottare un bambino difficile.

  37. La gabbianella e il gatto (1998, Animazione), Enzo Dalò

    Il film di Enzo D'Alò, racconta di Kengah, una gabbiana avvelenata da una macchia di petrolio nel mare del nord, che riesce ad affidare in punto di morte il proprio uovo al gatto Zorba (voce di Carlo Verdone), strappandogli tre promesse: quelle di non mangiare l'uovo, di averne cura finché non si schiuderà e di insegnare a volare al nascituro.
    La gabbianella orfana viene battezzata Fortunata dalla comunità dei gatti, e coinvolta da Zorba nel compito difficile di allevare questa inattesa 'figlia'. La piccola Fortunata si trova di fronte uno strano compito: quello di imparare a conoscersi e capire di non essere un gatto, prima di imparare a volare. E intanto, al fianco degli amici felini, Colonnello, Segretario, Diderot, il giovane Pallino e ovviamente Zorba, si trova a dovere fronteggiare il pericolo rappresentato dai ratti che aspettano l'occasione per uscire dalle fogne, prendere il potere e proclamare l'avvento del Grande Topo (voce di Antonio Albanese). Dopo molte difficoltà e imprevisti, l'agguato dei roditori viene respinto. Ora la gabbianella può imparare a volare e, finalmente, ricongiungersi in aria con i suoi veri compagni.

  38. Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano (2003), François Dupeyron

    Momo è un ragazzo ebreo tredicenne triste e abbandonato a se stesso. Ha un solo amico: Monsieur Ibrahim, un arabo che ha una bottega a Rue Bleue, nella periferia parigina. Ma le cose non sono sempre quello che sembrano: la Rue Bleue non è blu, così come il bottegaio arabo non è arabo. E forse anche la vita non è poi tanto triste... Dall'incontro di due solitudini una tenera iniziazione alla vita.

  39. Questa è la vita (2006), Gian Paolo Cugno

    Italia (Sicilia) 2006. Marco Brioni, giovane maestro di scuola elementare, sembra condurre una vita tranquilla nella sua città, Roma, quando accetta l’incarico in una scuola di un paesino della Sicilia dove si trasferisce per un anno. Una decisione che gli cambia tutta la vita. Qui conosce il piccolo Salvatore, orfano di entrambi i genitori e costretto dalle circostanze a responsabilità che vanno ben oltre la sua tenera età. Il maestro prende a cuore la situazione di Salvatore e per cercare di aiutarlo comincia a fargli lezioni a domicilio. Nel giro di poco tempo i due diventano inseparabili.

  40. Lion – La strada verso casa (2016), Garth Davis.

    Il film racconta l'incredibile storia vera di Saroo, un bambino di Madras in India che a 5 anni finisce sul treno sbagliato e si perde a Calcutta. Viene ritrovato dalle autorità ma non riesce a spiegare il suo luogo di provenienza, ha soltanto in mente l'immagine della stazione dalla quale era partito. Viene quindi adottato da una coppia australiana. Molti anni dopo, ormai adulto, decide utilizzando Google Earth, di analizzare una per una tutte le stazioni ferroviarie dell'India finché non riesce a trovare quella giusta e a ricongiungersi con la famiglia di origine in un emozionante finale. Tutta la prima parte, che vede protagonista il piccolo Sunny Pawar, ha un che di magnetico. Si resta incollati alla forza d'animo del bambino, al suo sguardo attento, al suo cuore gonfio, mentre viene catapultato suo malgrado dal nulla della casa d'origine alla vastità della megalopoli e della sua disumanità. Davis racconta bene come lo sguardo di Saroo si aggrappa a quello degli altri bambini, in cerca di una fratellanza, sullo sfondo di un mondo adulto ambiguo se non meschino. Lion è perciò un oggetto particolare, un film "da Oscar" che dei film "da Oscar" evita più o meno tutti i soliti difetti. Un grande narrazione a lieto fine, sì, ma nel quale il risarcimento emotivo non è completo e lascia dietro di sé e nello spettatore degli strascichi forse non contemplati; un film in cui le immancabili "rimonte" di sceneggiatura, tipiche del genere, sono gestite con eleganza non comune, senza che quasi che ne accorgiamo, e così il destino di Saroo è raccontato come una storia nella storia, quella di un cucchiaio immaginario che diventa un reale e anglofono "spoon" e del quale si deve liberare, tornando ad usare il naan, il pane indiano, come un cucchiaio, per poter tornare a toccare il proprio sé. L'India stessa, infine, non è quella povera ma colorata e pop di Danny Boyle, è più vera o per lo meno credibile.

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