
“È ancora possibile accogliere in famiglia?”
E forse la prima domanda che viene spontaneo farsi è: questa domanda a chi è rivolta? Alle famiglie? Ai servizi? Alle istituzioni? Alla comunità?
Noi pensiamo che sia una domanda rivolta a tutti.
Perché l’accoglienza non è mai il gesto isolato di una singola famiglia eroica, trovata da una super assistente sociale o da una psicologa con gli attributi.
L’accoglienza vive dentro relazioni affidabili, dentro una comunità che sceglie di esserci, dentro alleanze vere.
Per questo oggi la nostra risposta è: sì, è ancora possibile accogliere in famiglia.
Ma è possibile se nessuno resta solo.
Le famiglie non possono essere lasciate sole. Le associazioni non possono essere lasciate sole. Le nostre assistenti sociali non vogliamo lasciarle sole. E nemmeno i nostri educatori e psicologi.
E forse, in questi anni, anche le amministrazioni hanno capito che non possono restare sole.
Le esperienze più virtuose che abbiamo vissuto sul nostro territorio nascono proprio quando si costruiscono alleanze autentiche:
- la formazione congiunta tra operatori e famiglie,
- i protocolli d’intesa tra associazioni e amministrazioni,
- i tavoli sull’accoglienza.
Sono esperienze che aiutano anche a volerci più bene. A guardarci meno come soggetti contrapposti e più come persone che condividono una responsabilità comune.
Perché nessuno di noi vuole essere semplice esecutore di un progetto pensato da altri, ma desidera essere parte integrante di una progettualità condivisa.
E quando questa corresponsabilità viene riconosciuta davvero, allora nascono alleanze credibili.
Le famiglie non si sentono utilizzate, ma accompagnate. Le assistenti sociali non si sentono in contrapposizione con le famiglie, ma unite nella costruzione dei percorsi di accoglienza.
Le associazioni non si sentono gli avvocati difensori di qualcuno, ma parte integrante di una coprogettazione tra pubblico e privato sociale.
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E proprio sulla parola vicinanza credo ci sia anche uno spunto di riflessione che riguarda la politica e le istituzioni.
Negli anni del caos mediatico legato a Bibbiano, gli operatori sono stati lasciati soli. Sono state lasciate sole le famiglie affidatarie. E in tutto quel rumore, è stata lasciata sola la parte più importante del nostro essere qui: i minori.
Le conseguenze di quella stagione le vediamo ancora oggi anche nei nostri territori:
- nella paura,
- nella diffidenza,
- nella fatica ad avvicinarsi all’affido e all’accoglienza.
Questo non deve più accadere.
Perché quando anche la politica si lascia trascinare dall’onda mediatica, dagli slogan, dalla paura, senza tenere i piedi e la testa dentro i percorsi seri e faticosi costruiti negli anni, i risultati sono devastanti.
E invece noi oggi siamo qui anche per dire un’altra cosa: che la vicinanza vera si misura soprattutto nei momenti difficili.
Quando bisogna avere il coraggio di restare dentro la complessità, senza cercare scorciatoie o capri espiatori.
Perché i nostri bambini hanno bisogno di adulti capaci di stare nelle relazioni, non nelle tifoserie.
Il fatto stesso che oggi le associazioni del territorio si ritrovino insieme nasce da questa consapevolezza: l’accoglienza da soli non si regge.
Abbiamo bisogno di confronto, di legami, di luoghi in cui condividere fatiche, dubbi, intuizioni, speranze.
Perché stare dalla parte dei bambini, a volte, significa riuscire a tenere insieme complessità molto grandi:
- i bisogni dei minori,
- le fragilità delle famiglie di origine,
- le paure, i limiti e le fatiche delle famiglie accoglienti.
Per anni abbiamo pensato che bastasse trovare famiglie disponibili.
Oggi invece sappiamo che non basta trovare famiglie accoglienti: bisogna costruire comunità accoglienti.
Come costruiamo attorno alle famiglie una comunità capace di accompagnare davvero? Come aiutiamo anche le famiglie di origine a non sentirsi sole? Come costruiamo fiducia reciproca?
Perché l’accoglienza non è una prestazione. È una relazione.
E le relazioni hanno bisogno di cura, tempo, ascolto e corresponsabilità.
Noi continuiamo a vedere famiglie che accolgono. Magari con timore. Magari con fatica. Ma anche con una straordinaria capacità di generare vicinanza.
Con una rete vera attorno alle famiglie, accogliere in famiglia è ancora possibile.
Grazie.
Roberto Zanoli
in rappresentanza delle associazioni di famiglie affidatarie e adottive:
- AMOGEA Aps – Associazione Modenese Genitori Adottivi e Affidatari
- Associazione Reti di famiglie Accoglienti Aps
- Associazione Chernobyl Odv
- Ci vuole un Villaggio Odv
- Famiglie per l’Accoglienza Aps
- Ohana Rete di famiglie Accoglienti

