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Reti di famiglie accoglienti” è un progetto iniziato nel 2019 che mira a ridurre alcune fragilità familiari, dovute all’isolamento o alla mancanza di sostegno parentale e amicale, attraverso il sostegno di gruppi di volontari che lavorano in rete tra di loro.

L’idea progettuale nasce dalla riflessione che l’Associazione Venite alla Festa ha maturato in 20 anni di esperienza sul tema dell’accoglienza, e soprattutto su come questa debba essere vissuta all’interno della famiglia.

Il percorso inizia ormai tanti anni fa, a marzo 2002, con il "Gruppo accoglienza", uno strumento laboratoriale rivolto in particolare a famiglie affidatarie, come luogo di confronto e condivisione delle loro esperienze.

Da questa iniziativa, insieme a una riflessione condivisa con i Servizi Sociali, abbiamo sentito la necessità di avviare un progetto nuovo, che offrisse non solo sostegno alle famiglie in difficoltà, ma anche supporto ai volontari coinvolti con momenti di affiancamento e appoggio.

Una rete di persone fondata su due principi fondamentali: il primo è che l’esperienza di accoglienza non può e non deve essere sostenuta nella solitudine della singola famiglia; e il secondo è che la famiglia accogliente è un “partner” che partecipa attivamente alla definizione e costruzione del progetto di accoglienza di cui è protagonista.

Infatti di fronte ad un aumento delle situazioni di fragilità o difficoltà familiare, l’esperienza dell’aiuto e della collaborazione di altre famiglie, consente un monitoraggio della situazione stessa prevenendone quando possibile l’aggravamento o la cronicizzazione.

Non solo, questo tipo di servizio può arrivare a coinvolgere un numero di persone più ampio, soprattutto coloro che per motivi diversi non possono o non sentono di impegnarsi in forme di accoglienze più strutturate come l’affido o l’adozione.

 

Cosa è stato fatto:

Parte nel 2019 nell’Unione delle Terre d’Argine il lavoro delle prime reti, con l’obiettivo di creare all’interno di ogni Comune un gruppo di volontari – singoli o famiglie – a servizio dei bisogni delle famiglie in difficoltà, ma anche attenti nei riguardi di chi all’interno del gruppo esprime momenti di affaticamento e necessità di appoggio.

Subito dopo gli incontri di presentazione alla cittadinanza, tenutisi in tutti e quattro i comuni nei mesi di marzo e aprile 2019, si sono quindi costituiti i gruppi territoriali, ad eccezione di quello di Novi che è partito in un secondo momento. Oggi alle reti partecipano 40 volontari (17 a Carpi, 10 a Soliera, 7 a Campogalliano e 6 a Novi).

I quattro gruppi di Carpi, Soliera, Campogalliano e Novi, dalla loro creazione ad oggi si sono riuniti circa una ventina di volte, oltre ad alcuni incontri collettivi di formazione.

Sono state 20 ad oggi le richieste di intervento pervenute ai gruppi, a cui si è dato o si sta dando una risposta. Di queste 11 riguardano il gruppo di Carpi, 5 Soliera, 3 Campogalliano, 1 il gruppo di Novi.

Casi segnalati da soggetti diversi, come il Servizio Sociale, la scuola o Associazioni di Volontariato, ma anche privatamente, a testimonianza dell’impegno delle Reti ad attivarsi anche oltre i canali tradizionali.

Il sostegno offerto può essere di diversi tipi: trasporto e accompagnamento, aiuto presso il domicilio delle famiglie richiedenti (gestione dei figli, uscite, ecc..), progetti tesi a favorire la socializzazione e la costruzione di relazioni, o anche accoglienze per alcune ore la settimana presso la casa dei volontari.

 

I risultati:

Dopo due anni dal lancio del progetto e nonostante i problemi relativi alla pandemia, i risultati sono a nostro parere soddisfacenti. Soprattutto perché il progetto, al di là dei servizi offerti alla comunità e a chi al suo interno è maggiormente fragile, attraverso il lavoro di gruppo:

  1. contribuisce allo sviluppo di “un mondo capace di genitorialità”, che si prende cura e genera affetto;
  2. sollecita la comunità a sviluppare competenze educative che si traducono, ad esempio:

- nella capacità di riconoscere le situazioni difficili e le storie familiari di sofferenza presenti nella propria realtà di vita;

- nell’avere attenzioni e capacità nel dialogare anche con chi proviene da storie di vita difficili;

- nel saper interloquire con soggetti istituzionali;

- nell’interpellare e sollecitare le agenzie educative;

  1. fornisce agli assistiti non puro assistenzialismo ma supporta nel tentativo di intraprendere un percorso integrale di crescita e riabilitazione personale e sociale.

L’esistenza di una Rete ha significato non per i servizi che offre ma perché permette a coloro che ne fanno part, di costruire un sapere e competenze intorno ai temi dell’incontro tra normalità e irregolarità, tra agio e disagio, tra mondo delle cure formali e informali.

 

News dai comuni delle Terre d'argine

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Reti di famiglie accoglienti

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