Carmen ArenaCarmen Arena, Referente del Gruppo di Carpi


Il gruppo di Carpi è attualmente il più numeroso nell’Unione delle Terre d’Argine, e conta ben 17 volontari.

Nel tempo si sono succedute tante storie diverse, alcune riguardano gli 8 progetti ancora attivi, mentre altre i progetti conclusi.

Progetti che non sono piccoli o grandi, ma che acquistano tutti lo stesso valore grazia alla differenza che possono fare nel benessere di chi viene supportato, e nella prevenzione che può essere fatta al peggioramento di situazioni familiari fragili.

“Come nel caso di Ada (nome di fantasia), giovane mamma single allontanata dalla propria abitazione a causa di una situazione di violenza familiare.” Racconta Carmen, referente del gruppo di Carpi. “Ada è stata seguita da una coppia di volontari che l’hanno aiutata a svolgere attività di ricerca lavoro (dato che la donna era senza patente e poteva spostarsi con difficoltà), e che l’hanno coinvolta anche in semplici momenti conviviali insieme alle sue bambine, permettendole di poter costruire con serenità una nuova relazione con esse.”

Il servizio che forniamo non è mero assistenzialismo ma un supporto per consentire alle famiglie di camminare sempre più in autonomia.

“Un altro caso “da manuale” per noi è quello di Anna (altro nome di fantasia).

L’aiuto che le è stato dato da parte della Rete di famiglie non solo le ha consentito di far fronte ad una fase difficile della sua vita, ma è stato un vero e proprio volano per avviare un percorso di realizzazione e vera emancipazione.

Abbiamo incontrato Anna e i suoi figli a seguito della perdita del marito. Le abbiamo offerto la disponibilità di una persona che potesse stare con i bimbi mentre lei provvedeva a fare la spesa e qualche commissione.

Dopo il primo periodo Anna è stata in grado di iniziare a riprendersi, e trovare un lavoro per mantenere sé stessa e i suoi figli. Il nostro sostegno non è stato fine a sè stesso, ma le ha permesso così di riabilitarsi.

In un secondo momento Anna è riuscita a trovare anche un lavoro, potendo così provvedere alla famiglia. Il lavoro le creava qualche difficoltà nella gestione dei figli al sabato, ma anche in questo caso la Rete è stata in grado di aiutarla, trovandole una babysitter che è venuta incontro alle esigenze economiche di Anna, chiedendole una cifra moderata.

Tra noi e Anna è nata una relazione profonda e continuativa. Una volontaria della Rete aveva offerto la sua disponibilità ad Anna, ma lei non ha voluto approfittare, dicendo che preferiva tenere il nostro aiuto per altre eventuali situazioni più complesse, riconoscendo che anche noi volontari abbiamo il diritto di riposare al sabato mattina dopo una settimana di lavoro. 

A ben vedere dietro questa storia non c’è solo la storia familiare di Anna e dei suoi bambini, ma c’è anche una storia di inclusione sociale. Anna si è attivata per trovare un lavoro, riuscendo così a provvedere per la sua famiglia, e con questo impiego può anche pagare la baby sitter, che ha trovato un piccolo lavoro mentre svolge i suoi studi.

C’è un impatto sociale del nostro aiuto, del nostro fare rete. L’accompagnamento che viene fornito genera inclusione, genera riabilitazione.

Di questo “fare”, come di tutte le opere di volontariato, c’è un beneficio per tutta la comunità: la pratica della solidarietà genera infatti inclusione e una società più inclusiva è una società più coesa, più civile, più sicura.”

 

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