fania ferrariFania Ferrari, Referente gruppo di Campogalliano


“I volontari che compongono le Reti non sono solo coppie, ma anche persone singole che decidono di partecipare. Persone che lavorano a tempo pieno, con famiglia, che hanno già fatto volontariato o che non hanno nessuna esperienza…  tutti coloro che si vogliono mettere in gioco possono far parte delle Reti, non ci sono figure specifiche.

Quando sono venuta a contatto con il progetto mi è piaciuto da subito. Anche perché, senza sapere che nome dargli, avevo già vissuto un’esperienza similare quando avevo accolto in casa un compagno di classe di mio figlio, in un momento in cui la famiglia stava vivendo una grande difficoltà economica. Da genitore non ho potuto girarmi dall’altra parte.

Io credo molto in questo progetto: penso che ci siano tante situazioni di crisi e fragilità attorno a noi, che spesso hanno bisogno anche solo di un piccolo aiuto per essere risolte.

La Rete a Campogalliano parte nel 2019, con un primo progetto di accompagnamento di una ragazza alla scuola serale. Lei non aveva la patente, e non poteva rientrare la sera al termine delle lezioni poiché non ci sono mezzi pubblici dopo un certo orario.

Così noi volontari ci turnavamo per andare a prenderla alla fine delle lezioni e portarla a casa. Era un impegno piccolo per noi volontari, una sola sera alla settimana a testa, per lei però era un aiuto grandissimo, senza il quale non avrebbe potuto frequentare la scuola.

Un altro progetto per noi importante e in cui siamo attualmente impegnati riguarda una situazione molto delicata, che ci sta dando tante emozioni.

Stiamo infatti seguendo una famiglia straniera che da diversi mesi sta vivendo un periodo di grande difficoltà. È una famiglia con tre figli, che vive a Campogalliano da qualche anno. L’anno scorso alla bambina più piccola è stata diagnosticata una grave malattia, che ha richiesto un’operazione importante all’ospedale di Bologna.

Il nostro supporto alla famiglia in questo caso è stato molto variegato, e ha seguito l’evolversi della situazione giorno per giorno. Li abbiamo accompagnati ad esempio alle visite mediche, aiutandoli a capire come muoversi all’interno dell’ospedali. Inoltre, da quando la mamma si è dovuta allontanare per seguire la figlia malata, siamo stati vicini agli altri figli e al padre. Ad esempio li abbiamo aiutati con l’iscrizione telematica dei figli a scuola, li seguiamo al sabato pomeriggio… Poi alcune volontarie sono rappresentanti di classe nelle stesse sezioni degli altri figli, e sono aggiornate su tutte le necessità relative alla vita scolastica. Questo caso mostra tutta l’importanza della rete e la sua forza.

In questi mesi abbiamo sviluppato un rapporto di fiducia con la famiglia, e siamo diventati per loro un riferimento. Ora la mamma e la bambina stanno per rientrare, e noi siamo felici di aver potuto dare il nostro contributo.

La mia speranza è quella di poter far crescere il progetto e poter dare il nostro aiuto anche in altri casi di fragilità. Credo che le situazioni in cui possiamo intervenire siano tante, non ci sono solo casi limite. Spesso la gente non chiede aiuto, per paura o perché si vergogna. La Rete può essere un modo per dare una mano anche in queste situazioni, per aiuti che possono sembrare scontati per chi ha una rete amicale forte o una famiglia vicino. Non per tutti però è così, e la rete può fare la differenza.”

 

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