A VOLTE BASTA UN PICCOLO AIUTO, UN PASSAGGIO, UNA PAROLA, QUALCHE ORA…
…L’IMPORTANTE È NON ESSERE SOLI.

“Reti di famiglie accoglienti” è un progetto che mira a ridurre alcune fragilità familiari dovute all’isolamento o alla mancanza di sostegno parentale e amicale. L’iniziativa presta particolare attenzione a problematiche e disagi vissuti dai soggetti più deboli, come i minori, attraverso il miglioramento e il rafforzamento dei percorsi di prevenzione, accoglienza e protezione.

Si tratta di una rete di persone e famiglie attive nel campo dell’accoglienza e del sostegno familiare: una proposta di esperienza di gruppo, oltre che di servizio.

  • Di GRUPPO perché…
    • la relazione di aiuto necessita di formazione, supporto nella gestione delle accoglienze e dei progetti di sostegno, condivisione dei vissuti.
    • questa modalità favorisce la diffusione e la promozione della cultura dell’accoglienza e delle comunità accoglienti.
    • tra la rete dei volontari e i Servizi si crei un rapporto di confronto e crescita reciproca
  • Di SERVIZIO perché…
    • c’è la necessità di promuovere nuove forme di accoglienza e affiancamento che prevengano l’aggravamento di situazioni già delicate.
    • la collaborazione con altre famiglie del territorio può essere un aiuto concreto a famiglie che si trovano, anche momentaneamente, in una situazione di fragilità.

Per questi motivi l’Associazione Venite alla Festa, le associazioni partner insieme alla Cooperativa Eortè hanno dato vita, sul territorio di riferimento, alla realtà delle Reti di famiglie quale forma ed espressione di cittadinanza attiva protagonista della vita sociale, capace di esprimere e sostenere la cultura dell’accoglienza.

Reti di famiglie accoglienti è presente nei...

 

bimba terre argine

 

bimbo dist ceramico

famiglie raccontoAndrea e Samanta

La nostra famiglia ha accolto un bimbo di sette anni attraverso un progetto di affido diurno. Il nostro compito era quello di prenderlo all'uscita da scuola e tenerlo con noi per tutto il pomeriggio, per poi riportarlo a casa dalla sua mamma prima di cena.
L'obiettivo di questi pomeriggi per Giacomo era di conoscere il mondo fuori casa sua, facendo cose che per un bimbo della sua età sono scontate come ad esempio giocare al parco, correre, conoscere amici, saltare sulle reti elastiche, fare una gita in un parco acquatico o andare in piscina... in altre parole vivere la sua infanzia.
In questa esperienza i nostri figli hanno accolto molto bene Giacomo e sono diventati parte attiva dell'accoglienza. Ad esempio nostro figlio più grande gli ha insegnato ad andare in bicicletta, mentre nostra figlia ha creato con lui un bel rapporto di amicizia. Tutti momenti e ricordi belli che, a parte la fatica di condividere gli spazi della casa e le attenzioni dei genitori, sono molto vivi in loro.
Questa esperienza crediamo abbia aiutato Giacomo e indirettamente la sua mamma e per questo siamo contenti di averlo fatto. Ovviamente non sono mancate difficoltà e tensioni, ma grazie alla rete di famiglie che ci ha supportato siamo riusciti ad essere vicini a lui con tutta l'attenzione possibile. Ricordiamo con piacere anche la bella collaborazione che abbiamo avuto con gli operatori dei servizi sociali del territorio per portare avanti questo progetto di sostegno.

Ester Teresa

Ho conosciuto la situazione di Riccardo tramite una amica, che già era impegnata ad aiutare la famiglia.
Riccardo aveva 3 anni e viveva con la mamma separata che lavorava e quindi faticava ad avere il tempo necessario per accudirlo.
È iniziato così un sostegno che è durato diversi anni e che si è intensificato dopo che la mamma ha avuto un secondo figlio con il nuovo compagno. Il nostro aiuto andava dall'ospitarlo a pranzo, ad accompagnarlo a scuola, ma anche a seguirlo per quanto riguardava lo studio compreso parlare con i suoi insegnanti.
Riccardo si è diplomato e poco dopo ha trovato lavoro. Oggi ha 23 anni e quando ha un problema o un dubbio mi chiama e cerchiamo di risolverlo insieme. Per me è come un nipote, continua ad essere molto legato sia a me che a mo marito che mi ha sempre appoggiato in questa scelta.
Per aiutare un bambino e la sua famiglia occorre mettere da parte diffidenze e pregiudizi, ed essere convinti che ciò che si fa è solo per amore.

Sandra

“Mi chiamo Sandra ho 55 anni sono coltivatrice agricola, sono sposata ho 3 figli e 1 nipote. I miei hobby: nuotare, leggere fare giardinaggio ecc. Mi sono avvicinata a questo progetto perché penso che nella società che viviamo ora manca l'approccio di aiutare chi si trova in difficoltà. Ho deciso di farne parte per dare una mano a chi ha bisogno."

Ilaria

“Mi chiamo Ilaria, ho 39 anni e sono una grafica pubblicitaria. Sono sposata da due anni e abbiamo due bambini. Ho deciso di fare parte di questo progetto perché, a volte, anche un piccolo aiuto può fare la differenza per qualcun'altro. La vita di tutti i giorni ha ritmi sempre più frenetici, viviamo in una società concentrata solo sul bisogno di noi stessi e a fatica ci accorgiamo di cosa ci accade intorno. Alzare la testa e capire che qualcuno è in difficoltà può aiutare quel qualcuno, ma aiuta anche noi stessi. Ci aiuta a creare una comunità più "sana" e serena intorno a noi, in cui crescere i nostri figli, aperta alla condivisione e all'ascolto.”

Elena e Luca

“Salve, siamo Elena e Luca, abitiamo a Carpi e abbiamo due bambini. Io faccio l'inserviente al nido e alle elementari, lui l'assicuratore. Questo progetto ci interessa perché pensiamo che sia il modo "giusto" di aiutare altre famiglie. La vicinanza sia fisica che di "cuore" allevia il dolore di chi si sente in difficoltà e arricchisce l'animo di chi presta il suo tempo gratuitamente all'altro. Non abbiamo ancora intrapreso esperienze dirette ma, per il momento, ascoltiamo le esperienze dei nostri compagni di gruppo.”

 

Info e Contatti

Cell. 3406794288

Mail: info@retidifamiglie.it

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